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Una volta c’erano le radio libere. Perlopiù ragazzi che per appagare la loro fame di comunicazione e condivisione o, più banalmente, per sottrarsi alla noia della provincia costruivano piccole e artigianali emittenti radio improvvisandosi speaker e dj.

Per questa fame, oggi, di cibo ce n’è in abbondanza (questo articolo-tramezzino ne è un esempio) e la mensa con l’offerta più varia è il web.

Così anche le radio, seppur non più “libere”, hanno traslocato. In principio c’erano le emittenti tradizionali, che offrivano il palinsesto radiofonico in streaming agli utenti di internet. Poi il WEB2.0, e dunque Pandora, una radio online “intelligente” che suggeriva nuove proposte musicali basandosi sui gusti dell’utente. Poi Pandora sbarrò gli accessi agli utenti non-Usa e arrivò Last.fm.

Mentre l’idea alla base di Pandora è affascinante, quella alla base di Last.fm è semplice e geniale. Ci siamo trovati davanti al primo esempio di Social Networking applicato alla musica: si usano gli ascolti delle persone per stabilire quale prossimità di sia tra artisti e canzoni. Negli anni Last.fm è cresciuta aggiungendo tra le altre la fantastica possibilità di segnalare eventi musicali, diventando punto di riferimento anche per scoprire concerti nella propria zona oltre che per scoprire nuovi artisti.

Alla fine del 2007 ha aperto i battenti anche Jango, tecnologicamente più moderno di Last.fm con una selezione musicale migliore.

Tutto sommato la capacità di suonare “musica simile” è oramai data per assodata e anche quella di variare tra artisti simili più o meno noti al grande pubblico. In un modo o nell’altro però capita che su Jango come mai su Last.fm senta pezzi che mi piacciono parecchio, noti o meno che siano. Tecnologicamente parlando, la cosa fantastica è che la radio di Jango suona fino a che sei su jango e non si interrompe se si naviga all’interno del sito, cosa effettivamente frustrante che accade su Last.fm.

Ciò detto, Jango è la versione europea di Pandora, non certo un rivale a tutto tondo per Last.fm, proponendosi come internet radio con funzionalità di condivisione tra amici piuttosto che un vero Social Network tematico sulla musica. Last.fm raccoglie informazioni mentre ascoltiamo la musica che possediamo, non solo quando ascoltiamo le sue radio, questa è la grossa differenza.

Cosa offre Last.fm più di Jango ora come ora? La possibilità di segnalare e cercare eventi per zona geografica e i video. Inoltre Last.fm si interfaccia con i nostri ascolti privati, non è solo una radio, anzi, la radio è solo un piccolo aspetto. Nonostante questo non è affatto detto che con alcuni accorgimenti Jango diventi più un riferimento di Last.fm, anche solo per la sua maggiore comodità di utilizzo e semplicità di approccio.

E allora, buon ascolto…

Questo 15 Aprile 2008 è il primo giorno di vita di questo blog ed è al tempo stesso un giorno triste. Non è nelle mie intenzioni indirizzare questo spazio alla politica - anzi la storia insegna che quando l’arte si contamina con la politica (molto spesso) fa del male a se stessa - eppure non si può fare a meno di riferire pur brevemente di quanto è accaduto ieri per ragioni che dirò a breve.

Un ciclo particolarmente infelice e sofferto ma breve si è chiuso; un altro s’è aperto, indubbiamente peggiore soprattutto perché sappiamo tutti che durerà a lungo. Fosse stato solo un problema “politico” avrei volentieri fatto a meno di scriverne; ritengo, invece, si tratti di un problema che scava più a fondo di quel che lascia a vedere, affonda le sue vigorose radici nei costumi, nella vita etica, morale e comportamentale della nostra società. È bastato un uomo “per tutte le stagioni”, uno di quelli per cui ogni aggettivo va bene, uno di quelli con il delirio di onnipotenza, uno di quelli che sanno come travestire la bugia da verità e viceversa. È bastato un uomo così a ribaltare un modello di società - quella italiana e democristiana - da cattolico, morale, pudico, ma in fondo onesto (pur con le numerosissime eccezioni) a volgare, affarista, orfano di valori, individualista, che esalta la fierezza e l’ostentazione dell’ignoranza, la morte cererbrale, i cattivi pensieri, l’odio, il cinismo, la scaltrezza senza regole, l’immoralità e finanche il cattivo gusto.

Questo 15 Aprile è una data storica aldilà del risultato politico. A partire da oggi non avrà più senso dibattere con coloro che (non) hanno deciso di aderire a quel modello perché manca in essi la disponibilità ad assumere un atteggiamento di apertura e rispetto nei confronti del proprio interlocutore. Non ci resterà che zittire, cercare di passare inosservati, occultare anche le ultime tracce d’indignazione, per non soccombere alle risatine ottuse che vengono indirizzate alle nostre “preoccupazioni estetiche e civili”.

E allora lasciamo che una parte del Paese sprofondi, e così una parte di noi. Chissà che dopo la morte ci attenda una rinascita

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