Nuovomondo di Crialese è la favola epica di una famiglia di siciliani emigranti, raccontata reinventando una storia, quella dell’esodo d’inizio Novecento, riconducibile a un passato neanche troppo distante che spesso siamo portati a non ricordare.
Motivato dal desiderio di cambiare terra e vita, Salvatore affronta un viaggio che si costituisce come un’esperienza autonoma, inedita, fantastica, condivisa con migliaia di suoi conterranei, verghiani “poveri diavoli”, parte viva di un’Italia alla ricerca di riscatto.
L’umanità vitale e la speranza condivisa si traducono in un’aspettativa fantastica – in contrasto con il disincanto e la consapevolezza cosmopolita dell’enigmatica Luce – destinata a franare rovinosamente nell’attimo in cui impatta con l’“incomprensibile” pragmatismo made in USA, che si annuncia ai nuovi arrivati sotto forma di test d’intelligenza, il cui superamento è requisito indispensabile per l’ammissione al Nuovomondo. La mancanza di arguzia e senso pratico sono come una malattia contagiosa che rischia di trasmettersi geneticamente di padre in figlio, curiosa teoria che lascia pensare a una declinazione assai edulcorata dell’eugenetica nazista.
Ma sarebbe sbagliato impantanarsi in questo tipo di speculazioni, perché il film non sottende messaggi politici e non nasconde insidie ideologiche, trascende ogni sorta di portato demagogico o retorico e non cede a facili ammiccamenti.
Crialese va oltre, e con il suo tocco leggero ed elegante disegna immagini che, prescindendo dalla vicenda, si costituiscono entità autonome di grande valore estetico (una scena su tutte, quella del distacco della nave dal porto).
Questo film è anche allegoria dell’abbondanza del Nuovomondo, che si traduce nell’immaginario di Salvatore sottoforma di visioni oniriche che descrivono fiumi di latte e ortaggi di dimensioni gigantesche (il ricorso a questa simbologia è più che motivato dal fatto che il latte e la carota, piuttosto che l’oro o il denaro, assurgono al valore di bene primario per un uomo abituato a trarre sostentamento dall’allevamento del bestiame e dalla coltura della terra).
A Crialese non servono i prodigi della tecnica o il ricorso a effetti spettacolari per raccontare la sua storia. Nuovomondo è puro piacere della narrazione, una narrazione gentile che trae linfa vitale dal realismo di Visconti, la visionarietà di Fellini e l’epicità di Tornatore, senza però mai scadere nella banalità, nel folclore o nella “macchietta”. Con questo piccolo capolavoro il giovane cineasta mette in luce le sue abilità registiche e dimostra di aver saputo fare tesoro delle lezioni dei grandi maestri.
Pasquale Vitiello